Investimenti nell’energia rinnovabile in crescita

Una notizia che fa ben sperare per il futuro “green” del nostro pianeta: nel 2017 sono cresciuti più velocemente, a livello internazionale, gli investimenti in energia rinnovabile che quelli energetici “convenzionali”. A rivelarlo un sondaggio compiuto da Preqin. È la prima volta che la maggior parte dei fondi di investimento in energia elettrica va verso le rinnovabili, come il fotovoltaico, piuttosto che verso le fonti tradizionali.

Tra l’inizio del 2017 e il 10 aprile, i fondi di investimento non quotati di risorse naturali hanno generato un totale di 5 miliardi di dollari di capitali per fini energetici di rinnovabili, mentre solo 2 miliardi di dollari sono stati investiti nell’energia convenzionale.

Abbiamo intervistato a tal proposito Paolo Lugiato, di RTR Rinnovabili e nuovo direttore della pianificazione in Auditel (leggi la notizia della nomina di Paolo Lugiato in Auditel) ed egli ha affermato che questa tendenza sembra destinata a continuare in quanto attualmente esistono più strutture destinate alla produzione di energia rinnovabile rispetto a quelle tradizionali.

Secondo le informazioni rese note da Preqin, attualmente esistono 73 fondi focalizzati sulle fonti rinnovabili che puntano un totale di 35 miliardi di dollari, rispetto a 52 fondi per l’energia convenzionale, che invece “giostrano” 29 miliardi di dollari.

La raccolta di fondi per le rinnovabili è stata relativamente costante negli ultimi due anni: 13,8 miliardi di dollari sono stati investiti nel 2015 e 12,6 miliardi nel 2016. Al contrario, la raccolta fondi di energia convenzionale ha visto un calo sia nel 2015 che nel 2016 rispetto agli anni precedenti.

Tuttavia, Preqin ha dichiarato che questo potrebbe non significare un forte cambiamento nelle strategie. Più della metà (52%) degli investitori in energia convenzionale ha una preferenza anche per le energie rinnovabili, il che è in ogni caso positivo perché c’è interesse verso un “green” che sta dimostrando forte crescita. Inoltre, il 58% degli investitori delle fonti rinnovabili è interessato anche agli investimenti in fonti energetiche legate al petrolio, mentre il 61% ha fatto anche investimenti in gas naturale.

Tom Carr, responsabile dei prodotti di Preqin, ha dichiarato che la pressione pubblica e la politica governativa nell’affrontare il cambiamento climatico hanno posto vincoli sull’industria dei combustibili fossili, mentre il boom petrolifero degli Stati Uniti ha ridotto i prezzi del petrolio nel medio periodo. Allo stesso tempo, le innovazioni tecnologiche hanno ridotto il costo per le unità di fonti energetiche rinnovabili, rendendole più attraenti per gli investitori. Tutto questo, in ogni caso, può cambiare in vista della decisione di Trump di uscire fuori dagli accordi di Parigi.

Entrambi gli approcci sono destinati a rimanere importanti sul mercato dell’energia ancora per molto tempo, ma Carr ha aggiunto che la dominanza estensiva dell’energia convenzionale potrebbe non essere così evidente mano a mano che si va avanti con gli anni.

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